Moderne datazioni radiometriche degli strati di ceneri vulcaniche hanno permesso una determinazione precisa dell’età, rendendo questi reperti la più antica prova diretta di pelle di rettile finora conosciuta.
Strutture cutanee come squame, piume o becchi cornei sono note in numerosi fossili di dinosauri, talvolta conservate come materiale organico e talvolta solo come impronte superficiali.
“Strutture di tessuti molli di questo tipo sono estremamente rare nel record fossile—e più si risale indietro nella storia della Terra, più diventano eccezionali”, spiega il dott. Marchetti. “Le tracce provenienti dalla Foresta della Turingia aprono nuove prospettive sullo sviluppo iniziale dei rettili e delle loro strutture cutanee.”
Le nuove tracce di riposo descritte sono state denominate Cabarzichnus pulchrus. Le impronte associate mostrano proporzioni simili a quelle dei bolosauri, un antico gruppo di rettili appartenente alla linea evolutiva basale delle lucertole moderne. Le forme delle squame variano da romboidali a esagonali e lateralmente appuntite, mostrando sorprendenti somiglianze con le strutture cutanee osservate in gruppi successivi di vertebrati terrestri.
Le impronte cutanee eccezionalmente ben conservate sono state scoperte in associazione con tracce fossili di riposo e impronte di passi di rettili primitivi all’interno della Formazione di Goldlauter. I siti includono la cava di Cabarz, vicino a Tabarz, e Floh-Seligenthal.
Le più antiche impronte di pelle di rettile conosciute, risalenti a 298 milioni di anni fa, sono state rinvenute in Germania
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Un team di ricerca internazionale guidato dal dott. Lorenzo Marchetti del Museum für Naturkunde di Berlino ha […]
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